Pellegrinaggio alla Madonna del Faggio 2014

Pellegrinaggio alla Madonna del Faggio di domenica 17 agosto 2014: racconto semi-serio, ma reale

Il messaggio del Vescovo Andrea: link

Sinceramente sapevo della festa che si tiene all’Eremo in onore della Madonna la prima domenica dopo ferragosto, ma non sapevo di questo pellegrinaggio. Ho scoperto invece che in realtà è un pellegrinaggio “storico”, che in passato tante persone usavano fare.

In questi ultimi anni, da quel che ho saputo, partiva però da San Marino, alla volta del monte Carpegna, solo qualche sparuto pellegrino. Quest’anno però l’invito del Vescovo ha dato un tono diverso e più ufficiale all’evento. Così sono stati più numerosi del solito i gruppi che hanno partecipato, partendo da varie località della Diocesi.

A far decidere Sofia e me a partecipare è stato sia l’invito forte del Vescovo, sia perché sentivamo la necessità di dedicare, in questo periodo, una giornata di preghiera ad alcune intenzioni personali e, naturalmente, a quelle enunciate dal Vescovo.

 

Un po’ di storia: “La cima del Monte Carpegna, (1415m s.l.m.) da sempre è dedicata al culto della Madonna per la presenza di un antico santuario. La leggenda narra di un intervento miracoloso della Vergine che si presentò a dei pastorelli; dopo quest’apparizione venne ritrovata sul monte un’immagine della Madonna, appesa ad un faggio (da qui il nome di Beata Vergine del Faggio). Per devozione l’immagine venne trasportata giù in paese, ma l’indomani essa si trovò nuovamente sul monte, appesa al faggio. Per la popolazione fu evidente il desiderio della Vergine di avere un santuario sul Monte Carpegna.

Si ha notizia della presenza di questo edificio per il culto mariano già nei primi anni del Duecento (1205), quando vennero fatti dei lasciti in favore della chiesa di Santa Maria sul Monte Carpegna. Il fatto che addirittura la piccola chiesa fosse interessata da lasciti e che fosse tenuta da un rettore sono testimonianza dell’importanza che questa chiesa, dipendente dall’abbazia del Mutino, aveva all’epoca.

La chiesa duecentesca doveva avere caratteristiche ben diverse dall’attuale, innanzitutto per le sue dimensioni: l’attuale eremo è dotato, oltre che ovviamente della chiesa e di un massiccio campanile, anche di un romitorio, mentre l’antica chiesa consisteva semplicemente in una celletta, unico e modesto edificio mariano. Per questo motivo l’eremo era anche chiamato Santa Maria della Cella.

In diversi atti e visite pastorali è citata la chiesa della Beata Vergine del Faggio non solo per dei lasciti, ma anche per delle ristrutturazioni da questi finanziate. Ma la ristrutturazione più consistente risale al secondo dopoguerra: in quest’occasione vennero ampliati i vecchi locali, venne costruito un portico per l’accesso separato all’eremo, venne costruito un nuovo campanile nel luogo altrimenti occupato dall’antica celletta; questa sfortunata decisione ha inevitabilmente portato alla completa distruzione dell’antico originario edificio del XIII° secolo. Da quel momento l’eremo non ha più cambiato il suo aspetto; anche i recenti lavori di consolidamento e ristrutturazione sono stati pensati nel totale rispetto delle preesistenze.
Antica pressoché come la celletta deve essere la statua lignea della Madonna, visto che già nel 1578 si parlava della necessità di restaurare la statua e l’ancona che la incorniciava, riparandole ed indorandole nuovamente, rovinate ormai dal tempo per la loro antica datazione. Purtroppo oggi la statua della Madonna, recentemente restaurata, è mancante del Bambino: la statuetta lignea originale venne sostituita da una figura in cartapesta giudicata ormai non ristrutturabile dai tecnici incaricati.”

Questa la storia del Santuario.

Tornando al pellegrinaggio, il ritrovo era fissato a Chiesanuova per le ore 1:30, con partenza alle ore 2:00. Considerando i preparativi e il rientro a casa dei ragazzi dal sabato sera, avremo dormito un’ora, si e no.

Alla partenza siamo in 25: non male per essere uno dei punti più distanti dal Santuario. Il gruppo è abbastanza eterogeneo, con la presenza di qualche ragazzo, di adulti ed anche qualche ex-giovane; ci sono anche due suore, di due distinti ordini.

Il tempo per fortuna sembra reggere, il chè è già un dono di Maria, considerando che il giorno prima ha piovuto per buona parte della giornata; a scanso di pericoli, ho comunque messo un impermeabile nello zaino.

Si parte con 10 minuti di ritardo, dopo la preghiera e la benedizione di Don Simone alla croce e all’immagine di Maria che abbiamo portato fino all’Eremo.

A proposito di immagine di Maria: c’è stato qualche problema nell’individuare quella che sarebbe la compatrona della Repubblica. In particolare il dubbio era tra la Madonna della Misericordia, il cui quadro è custodito in Pieve e la Madonna della Consolazione, custodita nella Chiesa di Borgo. Alla fine la disputa è stata risolta, non senza qualche malumore, da Mons. Ciccioni che ha indicato la Madonna della Pieve. La partita sembra però non essersi conclusa definitivamente.

All’inizio il ritmo del cammino è elevato; il gruppo si allunga un po’. Michele guida la fila, ma qualcuno dietro non regge il passo, per cui dobbiamo fermarci per ricompattare il gruppo. Questo poi lo faremo più volte nel corso della camminata.

Usciamo dal centro abitato per iniziare a sgranare il rosario e non rischiare qualche secchiata d’acqua: si parte dai misteri gloriosi, ma alla fine della giornata, faremo tutti i misteri.

Ci alterniamo nel portare la croce e lo stendardo con l’immagine di Maria.

Al primo strappetto in salita, io e Daniele ci affianchiamo a Suor Norma e gli porgiamo la mano per appoggiarsi o per un piccolo aiuto.

In seguito abbiamo fatto con lei tutto il percorso ed è stata una benedizione, perché Suor Norma ci ha deliziato coi racconti della sua vocazione, con i segni che lei ha avuto, con le sue esperienze di vita e con le tante parole di incoraggiamento e di fede che sa dare. E’ stata davvero piacevole questa conversazione e mi ha reso il tutto molto leggero. E’ stata Maria ad affidarci questa sua figlia e ci ha ricompensato con tante parole sante.

Nel frattempo Sofia è invece silenziosa, un po’ infreddolita e molto concentrata sul percorso, molto bello, ma in alcuni punti abbastanza faticoso, anche perché il sonno si fa sentire.

Passano così prima 4, poi 8, 10 km…e non eravamo ancora a metà (alla fine sono stati circa 20 i km): il segreto era non pensare a quanta strada mancava ancora! Ci aiutava in questo Suor Norma con la sua chiacchiera! E poi se ce la fa lei, che ha 7… anni (non sta bene raccontarlo)…

Siamo così arrivati alla Chiesa di Villagrande alle 6.15 circa. Qualcuno notando il forno aperto, ne approfitta per un pezzo della famosa “spianata”.

Nella chiesa si riuniscono vari gruppi; molti si riconoscono e si salutano. Si attende l’arrivo del Vescovo che doveva essere verso le 06:30. Qualcuno inizia ad avere l’occhio fisso e opaco come il pesce non più fresco.

Con un po’ di ritardo arriva il Vescovo, armato di tutto punto per la camminata, e naturalmente si inizia con una benedizione solenne.

Con Sua Eccellenza Andrea davanti, il gruppo parte con un nuovo ed energico spirito e passo. Si prende un sentiero per tagliare un po’ di strada. Si attraversano campi aperti e piccoli sentieri. Il Vescovo ha un gran passo, guida il rosario, aspetta anche il fondo del gruppone, che sarà stato di almeno 250-300 persone.

Dopo un po’… un pit-stop con una benedetta sorpresa: una tazza di caffè e una fetta di toscano con un po’ di Nutella. Grazie per questo pensiero!

Si riparte dopo una preghiera; ci fermeremo 5 volte in questa seconda parte del pellegrinaggio, per pregare assieme, e Filippo, organizzatore meticoloso, si agita sempre un po’ perché il gruppo designato per le letture non si trova mai (sembra che spariscano interi paesi…).

Quando arriviamo alla grande Croce sono le 10.00. Avremmo dovuto arrivare alle 9.00, ma c’è comunque tempo per alcune parole di Filippo, missionario rientrato da poco dall’Iraq e in procinto di ripartire, del Vescovo e per una testimonianza di un ragazzo della Comunità Giovanni XXIII che ha adottato un bimbo disabile: molto toccante ed emozionante. Anche questa è la via della pace!

Poi si va al Santuario per la messa delle 10:30. La folla è davvero numerosa; saremo almeno 500 persone. Io e Sofia ci incontriamo con la coppia di amici venuti a recuperarci: siano benedetti loro e… il conto del pranzo al ristorante tocca a noi!

Il Vescovo raduna la folla davanti al Santuario. Non riuscendo a vedere tutti, sale su un muretto del portico con molta disinvoltura per gli abiti da cerimonia che indossa. Tutti apprezziamo molto questo “fuori programma”. Ci parla della pace, della persecuzioni dei cristiani nel mondo, dell’iniziativa di adottare un cristiano in Iraq: il cuore ormai è aperto e le emozioni sono forti nel pensare a questi nostri fratelli che rischiano la vita per confermare la loro fede nel Signore.

Poi la S. Messa, il Vangelo della donna cananea che Gesù dapprima rifiuta in modo molto diretto e forte, per poi cedere di fronte alla fede mostrata dalla donna. Il Vescovo coglie un aspetto particolare di questo passo del Vangelo, ossia la ritrosia forzata di Gesù per far emergere la fede vera della donna, la quale con il cuore di mamma, fa tutto per sua figlia. Da qui il paragone alla nostra Madre celeste, a quello che Lei fa per noi. Poi naturalmente il culmine del pellegrinaggio: l’Eucarestia.

Al termine della S. Messa, inizia la processione alla grande Croce: due ali interminabili di persone oranti che sono uno spettacolo, reso ancora più bello dal paesaggio molto suggestivo.

E’ ormai la mezza. Lasciamo l’Eremo con questa coppia di amici e con Daniele che nel frattempo cercava un passaggio per tornare a Chiesanuova: siamo stanchi, affamati e assonnati, ma siamo contenti di avere offerto tutto ciò a Maria, per le nostre intenzione del cuore, per la pace nel mondo e per i cristiani perseguitati.

Siamo molto contenti di avere fatto quest’esperienza; coi piedi fumanti è meglio però non pensare all’anno prossimo. Riposati e rifocillati, dovremmo esserci ancora, Dio volendo, alla linea di partenza.

Grazie a tutti gli organizzatori (a Filippo, a Roberto e Cristina in particolare) e al Vescovo per la bellissima iniziativa.

 

Paolo





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