Il racconto di Cecilia

 

Facciamoci tutti noi pane

Devoti a Maria
21/06/2014

.... NON E’ FACILE FARSI PANE....  
ESSERE DISPONIBILE ...
 AVERE PAZIENZA E  MITEZZA...
ESSERE UMILE....
EPPURE GESÙ HA SCELTO QUESTO ...
HA SCELTO DI FARSI PANE ...

ALLORA OGGI ARRIVO CON QUESTA PREGHIERA - RIFLESSIONE SUL PANE E CON UN CURIOSO RACCONTINO SULLA DISPONIBILITÀ,
MITEZZA E UMILTÀ DI ... DUE CAPRE ....
AGGIUNGO UN SALUTONE E L’AUGURIO DI BUONA DOMENICA
CECILIA E PAPÀ EGIDIO


Può essere bello, ma non è certo facile farsi pane. 
Significa che non puoi più vivere per te, ma per gli altri. 
Significa che devi essere disponibile, a tempo pieno. 

Significa che devi avere pazienza e mitezza, come il pane che si lascia impastare, cuocere e spezzare. 

Significa che devi essere umile, come il pane, che non figura nella lista delle 
specialità; ma è sempre lì per accompagnare. 

Significa che devi coltivare la tenerezza e la bontà, 
perché così è il pane, tenero e buono. 

di R. Prieto 

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Un uomo fu testimone di una lezione di umiltà impartita da due animali.
Due capre di montagna si trovarono faccia a faccia su un sentiero di montagna.
Da un lato vi era un precipizio e dall'altro una parete alta.
Il sentiero era troppo stretto per permettere ad entrambe di passare.
L'uomo si aspettava che le capre cominciassero a darsi cornate finché una sarebbe caduta lasciando libera la via,
ma stranamente una delle due si distese lasciando passare l'altra sul suo corpo!

Pietre e sassolini

Devoti a Maria
01/12/2013

Due donne si recarono da un saggio, che aveva fama di santo, per chiedere qualche consiglio sulla vita spirituale.

Una pensava di essere una grande peccatrice.
Nei primi anni del suo matrimonio aveva tradito la fiducia del marito.
Non riusciva a dimenticare quella colpa, anche se poi si era sempre comportata in modo irreprensibile, e continuava a torturarsi per il rimorso.

La seconda invece, che era sempre vissuta nel rispetto delle leggi, si sentiva perfettamente innocente e in pace con se stessa.

Il saggio si fece raccontare la vita di tutte e due.
La prima raccontò tra le lacrime la sua grossa colpa.
Diceva, singhiozzando, che per lei non poteva esserci perdono, perché troppo grande era il suo peccato.

La seconda disse che non aveva particolari peccati da confessare.
Il sant'uomo si rivolse alla prima: «Figliola, vai a cercare una pietra, la più pesante e grossa che riesci a sollevare e portamela qui».

Poi, rivolto alla seconda: «E tu, portami tante pietre quante riesci a tenerne in grembo, ma che siano piccole».

Le due donne sì affrettarono a eseguire l'ordine del saggio.
La prima tornò con una grossa pietra, la seconda con un'enorme borsa piena di piccoli sassi.
Il saggio guardò le pietre e poi disse: «Ora dovete fare un'altra cosa: riportate le pietre dove le avete prese, ma badate bene di rimettere ognuna di esse nel posto esatto dove l'avete presa.
Poi tornate da me».

Pazientemente, le due donne cercarono di eseguire l'ordine del saggio.
La prima trovò facilmente il punto dove aveva preso la pietrona e la rimise a posto.
La seconda invece girava invano, cercando di ricordarsi dove aveva raccattato le piccole pietre della sua borsa. Era chiaramente un compito impossibile e tornò mortificata dal saggio con tutte le sue pietre.

Il sant'uomo sorrise e disse: «Succede la stessa cosa con i peccati.
Tu», disse rivolto alla prima donna, «hai facilmente rimesso a posto la tua pietra perché sapevi dove l'avevi presa: hai riconosciuto il tuo peccato, hai ascoltato umilmente i rimproveri della gente e della tua coscienza, e hai riparato grazie al tuo pentimento.
Tu, invece», disse alla seconda, «non sai dove hai preso tutte le tue pietre, come non hai saputo accorgerti dei tuoi piccoli peccati. Magari hai condannato le grosse colpe degli altri e sei rimasta invischiata nelle tue, perché non hai saputo vederle».

I due sassolini

Devoti a Maria
23/11/2013

Due sassolini, grossi si e no come una castagna, giacevano sul greto di un torrente. Stavano in mezzo a migliaia di altri sassi, grossi e piccoli, eppure si distinguevano da tutti gli altri. Perchè erano di un intenso colore azzurro. Loro due sapevano benissimo di essere i più bei sassi del torrente e se ne vantavano dal mattino alla sera. , strillavano, quando qualche sasso plebeo si avvicinava troppo. .

Erano insomma due sassi boriosi e insopportabili. Passavano le giornate a pensare che cosa sarebbero diventati, non appena qualcuno li avesse scoperti. . . .

Un bel mattino, mentre i raggi del sole giocavano con le trine di spuma dei sassi più grandi, una mano d'uomo entrò nell'acqua e raccolse i due sassolini azzurri. gridarono i due all'unisono. Finirono in una scatola di cartone insieme ad altri sassi colorati.

Poi una mano li prese e li schiacciò di malagrazia contro il muro in mezzo ad altri sassolini, in un letto di cemento tremendamente appiccicoso.

Piansero, supplicarono, minacciarono, Non ci fu niente da fare. I due sassolini azzurri si ritrovarono inchiodati al muro. Il tempo ricominciò a scorrere, lentamente. I due sassolini azzurri erano sempre più arrabbiati e non pensavano che ad una cosa: fuggire. Ma non era facile eludere la morsa del cemento, che era inflessibile e incorruttibile. I due sassolini non si persero di coraggio. Fecero amicizia con un filo d'acqua, che scorreva ogni tanto su di loro. Quando furono sicuri della lealtà dell'acqua le chiesero il favore che stava loro tanto a cuore.

Fece del suo meglio e dopo qualche mese i sassolini già ballavano un pò nella loro nicchia di cemento.

Finalmente, una notte umida e fredda, Tac! Tac!: i due sassolini caddero per terra.

E mentre erano sul pavimento, lanciarono un'occhiata verso quella che era stata la loro prigione. La luce della luna che entrava da una grande finestra illuminava uno splendido mosaico. Migliaia di sassolini colorati e dorati formavano la figura di Nostro Signore. Era il più bel Gesù che i due sassolini avessero mai visto.

Ma il volto...il dolce volto del Signore, in effetti, aveva qualcosa di strano. Sembrava quello di un cieco, ai suoi occhi mancavano le pupille!

i due sassolini azzurri compresero. Loro erano le pupille di Gesù. Chissà come stavano bene, come brillavano, come erano ammirati, lassù.

Rimpiansero amaramente la loro decisione. Quanto erano stati insensati!

Al mattino, un sacrestano distratto, poichè nell'ombra e nella polvere tutti i sassi sono uguali, li raccolse e, li buttò nel bidone della spazzatura.

“Tu sei la pupilla degli occhi di Dio”

(Deutronomio 32:10)


La rondine e lo spaventapasseri

Devoti a Maria
18/10/2013

 

Oggi lo spunto lo offrono le rondini,  probabilmente già tutte ripartite verso luoghi caldi, salvo una, quella del racconto  che  accompagna il saluto e l’augurio di questa  domenica.

La riflessione che precede è di Monsignor Gianfranco Ravasi, a mio parere curiosamente interessante... ciaooooooooooooooooo, Cecilia e papà.

 

Volare non significa solo muovere le ali, ma riuscire a muoversi e a restare in aria senza sostegno... l'immagine del volo mi fa venire in mente per assonanza un detto del poeta francese ottocentesco Paul Verlaine: «Meglio essere una rondine che una piuma».


Questa comparazione ci permette un'ulteriore riflessione proprio sul volare.


Certo, sia la rondine sia la piuma si librano nell'aria, ma la differenza è netta: la rondine sceglie la traiettoria, naviga contro il vento opponendogli il suo petto carenato;

la piuma, invece, è sospinta da ogni corrente d'aria, è succube a ogni soffio.


Una domanda s'impone: e noi come siamo?

Siamo rondini libere e sicure o piume agitate da ogni brezza e variabilità?

 

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Quando arrivò l'autunno non poté così partire con le sue compagne verso i paesi più caldi.

Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava nei campi.

Poi, terribile e gelido, arrivò l'inverno.

Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, la rondine si posò su uno spaventapasseri.

Era uno spaventapasseri molto distinto, grande amico di gazze, cornacchie e volatili vari.

Aveva il corpo di paglia infagottato in un vecchio abito da sera, la testa era una grossa zucca arancione, i denti erano fatti con granelli di mais, per naso aveva una carota e due noci per occhi.

"Che ti capita rondinella? ", chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre.

"Va male ", sospirò la rondine, "il freddo mi sta uccidendo e non ho rifugio. Per non parlare del cibo. Penso che non rivedrò la primavera ".

"Non avere paura. Rifugiati qui, sotto la mia giacca: la paglia è asciutta e calda ".

Così la rondine trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri.

Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per la rondine trovare bacche o semi.

Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente alla rondine:

"Rondinella, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais ".

"Ma tu resterai senza bocca ".

"Sembrerò molto più saggio ".

Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che la sua piccola amica vivesse.

E le sorrideva con gli occhi di noce.

Dopo qualche giorno fu la volta del naso di carota.

"Mangialo. E' ricco di vitamine ", diceva lo spaventapasseri alla rondine.

Toccò poi alle noci che servivano da occhi.

"Mi basteranno i tuoi racconti ", diceva lui.

Infine lo spaventapasseri offrì alla rondine anche la zucca che gli faceva da testa.

Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c'era più: si era sacrificato per far vivere la rondine.

 

 

 


Mettiamo la croce di Gesù sulle nostre agitazioni

Devoti a Maria
08/10/2013

Una serena e fruttuosa riflessione!

Ciaooooooooo, Cecilia e papà Egidio

 

Un giorno san Francesco di Sales incontrò un uomo che portava un secchio pieno d’acqua, su cui galleggiava un pezzo di legno a forma di croce.

Domandò all’uomo: “A che cosa serve quel pezzo di legno nell’acqua?”.

L’uomo rispose: “Con quel pezzo di legno l’acqua non si agita troppo mentre cammino, e quindi non esce dal secchio”.

“Grazie!”, gli rispose san Francesco di Sales: “Mi hai ispirato una bella idea!”.

“E quale?”, domandò l’uomo.

“Mettiamo la croce di Gesù sulle nostre agitazioni e sui nostri dolori: perderemo meno la pazienza nel soffrire!”.

 


Vi piace la pizza?

Devoti a Maria
22/09/2013

“UNA SORRIDENTE DOMENICA” E’ L’AUGURIO CHE VOGLIAMO FARE E....AMICHEVOLISSIMEVOLMENTE ECCO A VOI IL MIO RACCONTO, CHE OGGI PARLA DI UN PARROCO (DON FABIO BARTOLI) E DEI SUOI PICCOLI PARROCHIANI

UN SALUTONE

  CECILIA E PAPÀ

 

 

Qualche tempo fa in una classe del catechismo ho parlato ai bambini della vita consacrata e come spesso succede la fantasia creativa dei bambini ha arricchito la realtà di numerosi dettagli…

 

All’inizio è stato un piccolo lapsus, che ha trasformato i frati trappisti in trapezisti, ma presto ci abbiamo preso gusto ed abbiamo trasformato il tutto in un gioco.

 

Parroco: Dunque, vediamo, perché i frati trapezisti si chiamano così?

Classe: perché sono acrobati dello Spirito (quanta verità… penso a padre Lebreton… chi non ha visto “Des hommes et de Dieu”?)

Parroco: e di quali altri ordini religiosi abbiamo parlato?

un bimbo: le suore clarinette (clarisse)

Parroco: ma voi lo sapete cosa è un clarinetto?

una bimba: sì il mio papà ne ha uno, mi piace tanto quando me lo suona

Parroco: bene e le suore clarinette per chi suonano?

Classe: per Gesù!

Parroco: e voi conoscete qualcun altro che suona per Gesù?

Un bimbo: sì Adriano (l’organista della parrocchia)

Parroco: e Adriano è un frate organetto?

Classe: (tutti ridono) no, no

Parroco: e perché?

Una bimba: beh magari suona anche per la sua fidanzata (spero per Adriano che sia vero)

Parroco: allora le clarinette sono quelle che suonano solo per Gesù?

Classe: sì, sì (tutti ridono di nuovo)

Un bimbo: no, no, se sono clarinette è Gesù che le suona (ancora quanta verità… essere un clarinetto… bhe magari nel mio caso un fagotto… suonato da Gesù)

Parroco: e poi che altri ordini ci sono?

Un bimbo: i monaci carciofini (certosini)

Parroco: ottimo, vi piacciono i carciofini?

Classe: sì, no, forse…

Parroco: bene, vi piace la pizza?

Classe: (in coro) sì sì

Parroco: immaginate che la Chiesa sia una grande pizza con tutte le cose sopra: c’è il pomodoro, la mozzarella, i funghi, il prosciutto e naturalmente ci sono i carciofini, che non devono essere molti perché senno la rovinano, però se mancassero alla pizza mancherebbe un gusto importante, no?

Una bimba: e noi chi siamo nella pizza?

Parroco: voi siete la pasta che regge tutti gli altri gusti e li lega e li fa diventare una pizza sola

E poi? Lo continuiamo questo gioco? Proviamo a rinominare qualche altro ordine religioso e a giustificarne il nome fanciullesco… fatevi bambini con me e giochiamo ancora.

Per esempio le suore orbate (oblate) si chiamano così perché vedono una cosa sola? E i monaci circensi (cistercensi) sono quelli che fanno ridere Gesù? E che dire dei dolcissimi frati caramellani e dei focosi padri passionari?


16 aprile, Santa Bernardette di Lourdes

Devoti a Maria
16/04/2013

Il 16 aprile si ricorda Santa Bernadette. Pensando a lei  vengono subito alla mente i fatti straordinari che accaddero alla grotta di Massabielle dove ancora oggi giunge una moltitudine grandissima di pellegrini da ogni parte della Terra.

Questo fine settimana, precisamente dal 18 al 24 aprile, tornerò là, con me tante persone amiche che hanno aderito al pellegrinaggio diocesano dell’UNITALSI

Là, per sostare accanto a Maria, in un momento intenso di speciale preghiera ricordando tutti coloro che mi hanno chiesto di portare a Maria i loro bisogni...   pensieri d'affetto per lei, urgenze dell'anima, fatiche portate nel cuore, per consegnar a lei.

Siccome la prossima domenica non ci sarò anticipo l’ auguriodi buona domenica già da ora ed a risentirci al rientro.

Un saluto Cecilia e papa Egidio ... che come sempre resterà a pregare, con convinto fervore, qui a casa.

 

Dalla « Lettera » di santa Maria Bernardetta Soubi­rous

(Lettera a P.Gondrand, a. 1861;

 

Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccoglierelegna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato mavidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abitobianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario.

A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. Misi le mani in grembo, dove trovai la mia corona del rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario la visione subito scomparve.


Domandai alle due fanciulle se avessero visto qualcosa, ma quelledissero di no; anzi mi interrogarono cosa avessi da rivelare loro. Allora risposi di aver visto una Signora in bianche vesti, ma non sapevo chi fosse. Le avvertii però di non farne parola. Allora anch’esse mi esortarono a non tornarepiù in quel luogo, ma io mi rifiutai. Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata.


Quella Signora mi parlò soltanto la terza volta e mi chiese sevolessi recarmi da lei per quindici giorni. Io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella; poi mi comandò di bere alla fontana. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostaila mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un pò d’acqua; la buttai via per tre volte, alla quarta invece potei berla. La visione allora scomparve, ed io me ne tornai verso casa.


Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire isacerdoti che facessero costruire là una cappella di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. Le domandai più volte chi fosse, ma sorrideva dolcemente. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo mi disse di essere l’Immacolata Concezione.

Nello spazio di quei quindici giorni mi svelò anche tre segreti, che mi proibì assolutamente di rivelare ad alcuno, cosa che io ho fedelmente osservato fino ad oggi.

 

 

Preghiera di Bernadette

 O Gesù, datemi, ve neprego,

il pane dell'umiltà,

il pane dell'obbedienza,

il pane della carità,

il pane della forza

per spezzare la miavolontà

e fonderla con lavostra,

il pane dellamortificazione interiore,

il pane del distaccodalle creature,

il pane della pazienza

per sopportare le pene

che il mio cuore soffre,

il pane della forza

per soffrire bene,

il pane per non vedere chevoi solo in tutto e sempre,

Gesù, Maria, la Croce, io non voglio altriamici che questi.

O Gesù, voi mi voletecrocifissa:

fiat.


La domenica della divina misericordia

Devoti a Maria
06/04/2013

Nei primi secoli della chiesa, i neofiti, cioè quanti venivano battezzati nella veglia di pasqua, indossavano per otto giorni le vesti bianche battesimali, deponendole la domenica successiva, detta per questo “domenica in albis deponendis” ossia domenica in cui si deponevano le vesti bianche... otto giorni  per dire la meraviglia della pasqua e ... in questa ottava di pasqua , domenica in albis, edomenica della  misericordia ( istituita nel 2000 da  giovanni paoloii ) ... rinnoviamo auguri gioiosi .... ricordandoci che l’ultima parola e’ ...della vita!

questi  brevi raccontici stavano entrambi ...  e allora alleluia ! ciaoooooooooooooo e...  auguri ancora, ancora .......

CECILIA E PAPÀ EGIDIO

 La protagonista di questa storia vera ci credeva sul serio.

 Durantela seconda guerra mondiale, una monaca russa, madre Maria, fu imprigionata dainazisti in un campo di concentramento.

Un giorno era presente a un appello nel quale venivano sorteggiate le donnedestinate alla camera a gas.
Una di queste condannate - una ragazza ancora giovane - urlava in preda alla disperazione: fino a quel momento, aveva nutrito la speranza di riuscire asopravvivere e di conoscere ancora la libertà e la gioia di vivere.

Madre Maria, non riuscendo a sostituirla, le si avvicinò e le disse: «Non piangere.L'ultima parola non è la morte, ma la vita. Ne sono talmente sicura che verròcon te nella camera a gas».

Si unì alle condannate ed entrò con loro per morirvi.

 AnthonyBloom

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"MaGesù è morto o vivo?", chiese la piccola Lucia alla nonna. A dire il vero,era un po' che le frullava in testa questa domanda, il parroco era arrivatoalla scuola materna e aveva spiegato a lungo che Gesù era stato crocifisso e sepolto.

La nonna capì molto bene la domanda della sua nipotina, andò ad aprire il vangelo,le lesse alcuni fatti: le donne erano andate al sepolcro il mattino dopo ilsabato e avevano trovato il sepolcro vuoto! E proprio lì stava un angelo ad annunciare che Gesù era vivo! E' risorto, è glorificato dal Padre che non l'halasciato nella tomba! E Lucia era piena di gioia.

Qualchegiorno dopo, la nonna si recò con Lucia alla messa domenicale. C'era in mezzo all'altare un prete e tra i banchi poca gente, un po' triste e un po' annoiata.Anche le canzoni che una donna dal primo banco intonava erano basse, lente,cantate da pochi e senza convinzione. Allora Lucia, dopo essersi guardata benbene in giro, disse alla nonna: "Ma loro lo sanno che Gesù è risorto?".

 


La stola e il grambiule

Devoti a Maria
24/03/2013

Oggi mi è ritornato alla mente questo scritto di don Tonino Bello risale a qualche anno fa, ma credo sia costantemente di grande attualità per una Chiesa sui passi di Gesù .... ed ho voluto unirlo al settimanale augurio di buona domenica.
Con gioia aggiungo .... l’augurio per i papà ed i Giuseppe
Ciao a tutti da me e papà Egidio.
Cecilia.

Forse a qualcuno può sembrare un’espressione irriverente, e l’accostamento della stola col grembiule può suggerire il sospetto di un piccolo sacrilegio.

Si, perché di solito, la stola richiama l’armadio della sacrestia dove, con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sé, con la sua seta e i suoi ricami.

[…] Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia.

[…] Eppure è l’unicoparamento sacerdotale registrato nel Vangelo (Giovanni 13,4).

Il quale Vangelo, perla messa solenne celebrata da Gesù nella notte del giovedì santo, non parla né di casule né di amitti, né di stole né di piviali. Parla solo di un panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale.

[…] La cosa piùimportante, comunque, non è introdurre il “grembiule” nell’armadio dei“paramenti sacri”, ma comprendere che la stola e il grembiule sono quasi il diritto e il rovescio di un unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora,sono come l’altezza la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo.

‹‹Allora Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse un asciugatoio e si mise a servire››. Eccola Chiesa del Grembiule. È una fotografia bellissima della Chiesa.

[…] Che poi, mettersi il grembiule vuol dire soffrire, lavare i piedi alla gente, al mondo.


Ogni cristiano è luce per gli altri

Devoti a Maria
10/03/2013

AL SALUTO DEL VENERDÌ OGGI UNISCO UN RAMOSCELLO DI MIMOSA E UN PENSIERO DI UNA GRANDE DONNA ....

”In questa vita non possiamo fare grandi cose
ma possiamo fare piccole cose con grande amore”.

... AGGIUNGO INOLTRE IL NOSTRO CONSUETO AUGURIO DI BUONA DOMENICA

CIAO, CECILIA E PAPÀ EGIDIO .

 

 

Un Principe, molto ricco, decise di costruire una Chiesa,

per tutte le persone che abitavano nel Villaggio!

 

Era un bell'edificio, elegante, posto sulla collina

e, dunque, ben visibile a tutti.

Ma, aveva una stranezza: era senza finestre!

 

Il giorno dell'inaugurazione,

prima che il Sacerdote cominciasse la Celebrazione,

il Principe fece il suo discorso,

per consegnare il Tempio alla Comunità...

Disse:

"Questa Chiesa sarà un luogo d'incontro con il Signore,

che ci chiama a pregarlo, ed a volerci bene!

Vi chiederete come mai, non sono state costruite finestre.

Lo spiego subito!

Quando ci sarà una Celebrazione,

ad ogni persona che entra in Chiesa,

verrà consegnata una candela.

Ognuno di noi ha un suo posto...

Quando saremo tutti presenti, la Chiesa risplenderà,

ed ogni suo angolo sarà illuminato.

Quando, invece, mancherà qualcuno,

una parte del Tempio rimarrà in ombra!".

 

"Ogni Cristiano è luce per gli altri,

ed ha un suo posto particolare,

nel Mondo, e nella Chiesa...".


Mi permetti di essere il tuo gabbiano?

Devoti a Maria
01/03/2013

Lo splendore dell’amicizia
non è solo una mano tesa un sorriso gentile
o la gioia della compagnia:
è l’ispirazione spirituale quando
scopriamo che qualcuno crede in noi
ed è disposto a fidarsi di noi.
R.W. Emerson

 

A VOI TUTTI AMICI IL NOSTRO PIÙ VIVO BENVENUTO ... NELLO SPAZIO DEL CUORE!

 

BUONA DOMENICA E UN ABBRACCIOCECILIA E PAPÀ EGIDIO

Un giorno, un giovane volle consultare un anziano su un problema chegli stava a cuore.

"Mio signore", gli disse,

"voglio confessarti una cosa: non riesco ad avere un amico.

Mi sapresti dare un consiglio?"

L'anziano sorrise e rispose:

"Posso solo dirti di me. Quand’ero ragazzo fra cento ragazzi, ne ebbi uno, di amico. Fu una cosa bellissima che diede i suoi frutti e poi terminò. Quando divenni adulto fra mille adulti, ne ebbi un altro, di amico. Fu una cosa bellissima, ma l’amico morì ed anch’io mi sentii morire. Ora che sono diventato anziano fra diecimila anziani, adulti e giovani, ho rinunciato ad avere un amico e ho preferito esserlo io, un amico, ogni giorno e ogni ora, diqualcuno che non so chi sia e non so dove sia".

"Non deve essere facile...", mormorò il giovane.

"Forse non lo è, perché cercare di essere amico significa, primadi tutto, rinunciare ad averne uno. Ma forse lo è, perché proprio rinunciandoad averne uno se ne possono avere tanti".

"Non si saprà mai chi saranno?", domandò il giovane.

"Mai. Tenere il cuore spalancato perché tutti vi possano entrare,dare sempre fiducia perché tutti ne possano attingere, rispettare ognuno perchéognuno si senta se stesso ti rende, insieme, amato ed odiato, incomprensibileed imprendibile. Chi cerca di essere amico, è un po’ come il mare, fatto di tenera acqua, ma acqua salata. Chi ha come amico il mare, me lo sai dire?"

"Il cielo", rispose il giovane.

"Infatti. Chi cerca di essere amico può solo sperare che il cielogli sorrida; e che i gabbiani non smettano di posarglisi sopra".

A questo punto il giovane tacque a lungo, avvolto in profondi pensieri.

Poi guardò l’anziano con uno strano sorriso e gli chiese.

"Mi permetti di essere un tuo gabbiano?"

L’anziano gli rispose:

"Benvenuto!"

 


L'essere umano è nato piccolo

Devoti a Maria
23/02/2013

In questi giorni papà ed io siamo rimasti fuorigioco .... e abbiamo trascorso giornate di preghiera alternando tossite, aerosol e rosari .... per questo mi ha attratta la riflessione che segue e particolarmente il pensiero sottolineato che richiama l’intensa scelta di Benedetto XVI e di tante persone che la vita ha portato a esperienze così ....

“l’essere umano è nato piccolo e morirà piccolo”. Jean Vanier

sempre intensamente intenti a vivere mandiamo un caro saluto el’augurio di buona domenica

Cecilia e Papà Egidio  

E' così desolante lasciare incompleto un lavoro che in realtà non sarà mai completato;
è così de­solante abbandonare i compagni che si logorano accanto a noi.
E' normale che uno si ostini a tener duro, spossandosi.
Eccomi dunque, o Signore, per uncerto tempo o per sempre, non so, fuori combattimento.
Sia fatta la tua volontà!
So che siamo sempre dei servi inutili; tu puoi suscitare coloro che proseguiranno e faranno molto me­glio, mentre l'essenzialeè amarti e continuare ad amare intensamente i propri fratelli, quando pa­re impossibile poter essere utili per loro.
L'arre­sto dell'azione non comportal'arresto del deside­rio, e il desiderio espresso in preghiera non è inefficace.
Tu sai realizzare le cose anche con le preghiere di coloro che non possono far altro che pregare.
Affido a te il mio desiderio, affinchéi miei compagni non si scoraggino, affinché nuovi compagni si aggiungano alloro sforzo, affinché questi facciano molto meglio di quanto avevano pensato quando ero uno di loro.
Se a te piace che la mia partenza sia seguita da decadenza, da sbandamento, da soppressione, ho fiducia che tutto questo sarà in vista di un gran bene, affin­ché ne venga qualcosa di meglio.
Tu solo sai ciò che è meglio, e io mi affido a te, o Signore.


Caramelle

Devoti a Maria
08/02/2013

Felice della giornata di ieri, della mia festa di compleanno vissuta nell’intensità dell’amicizia ...circondata da un’atmosfera di affetto e attenzione  e oggi continua ed io assaporo con gioia le caramelle del mio sacchetto grazie a tutti ... grazie grazie e buonissima domenica

Cecilia e papà Egidio

 

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora...

Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle:le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente....

Perché solo l’essenziale é ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …

Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima

Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine

Gente che sappia amare  ...

Gente che non si consideri eletta anzitempo.

Gente che non sfugga alle sue responsabilità.

Gente  sincera che difenda la dignità umana.

Sí… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che lamaturità ci può dare.

Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che orami restano nel sacchetto.

Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.

Il mio obiettivo, alla fine, é andar via soddisfatto e in pace coni miei cari e con la mia coscienza.

Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai..."

 

  Mario Andrade (Poeta, novellista, saggista brasiliano)


3 febbraio 2013, giornata per la Vita

Devoti a Maria
06/02/2013

Domenica ricorre la “giornata della vita” e per associazione di idee mi sono ricordata di questo racconto .... ed eccolo assieme all’augurio di buona vita come e’ solito dire il nostro amico Matteo..........

buona domenica

cecilia e papà egidio

 

Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito:

"Ci sono domande?".

Uno studente gli chiese: "Professore, qual è il significato della vita?".

Qualcuno, tra i presenti che si apprestavanoa uscire, rise.

Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era."Le risponderò".

Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta.

Poi disse: "Ero bambino durante la guerra.

Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi.

Ne conservai il frammento più grande.

Eccolo.

Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli.

Conservai il piccolo specchio.

Diventando uomo fini i per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita.

Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza.

Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno.

Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto.

In questo, per me, sta il significato dellavita".


A colloquio con Don Bosco

Devoti a Maria
26/01/2013

Interessante questo colloquio e volentieri lo condivido come spunto di riflessione ... Aggiungo un gioioso augurio di buona domenica e unsalutone da e papà ..... ciaoooooo, Cecilia .

Ecco un colloquio che avvenne tra don Bosco e Francesco Besucco, un giovane del suo Oratorio.

“Don Bosco, a me sembra di non essere abbastanza buono per comunicarmi di frequente”.

“Appunto: per farti più buono è bene accostarsi spesso alla Santa Comunione. Gesù non invitò i sani a cibarsi delsuo corpo, ma i deboli, gli stanchi”.

“Mi sembra che se andassi più di rado, potrei fare la Santa Comunione con più devozione”, disse il ragazzo.

E don Bosco: “Non saprei dirlo. Questo so: che l’uso insegna a far bene le cose, e chi fa sovente una cosa, impara il modo di farla bene: così colui che va di frequenza alla Comunione,impara a farla bene!”.

“Sì, rispose il ragazzo, ma chi mangia di rado, mangia con maggior appetito”. “Chi mangia molto di rado e passa più giorni senza cibo, o cade a terra per debolezza, o quando riprende a mangiare corre il rischio di fare un’indigestione”.

Allora il ragazzo riprese: “Beh,cercherò di consigliarmi con il mio confessore...”.

“Bene, fa’ così. Intanto io ti faccio osservare che Gesù ci invita a mangiare il suo corpo tutte le volte che citroviamo in bisogno spirituale. E non siamo forse in continuo bisogno?”.

 


Svolte di vita

Devoti a Maria
18/01/2013

Ci sono situazioni che segnano in modo ineluttabile la nostra vita. A seconda di come rispondiamo tutto si modifica.

Momenti decisivi come verifiche della nostra vita ... perdere queste occasioni ... non saperle riconoscere o tirar dritto è un colpo, prima di tutto, a sfavore di noi stessi. del nostro stesso “essere”. Questi i pensieri che mi ha suggerito il racconto di Madre Teresa  che unisco oggi al saluto settimanale

Buona domenica da me e papà Egidio

Ciao,Cecilia

 

Un giorno, mentre ero nei quartieri poveri di Calcutta e stavo per ritornare nella mia stanza, ho visto una donna che giaceva sul marciapiede. Era debole, sottile e magrissima, si vedeva che era molto malata e l’odore del suo corpo era così forte che stavo per vomitare, anche se le stavo solo passando vicino. Sono andata avanti e ho visto dei grossi topi che mordevano il suo corpo senza speranza, e mi sono detta: questa è la cosa peggiore che hai visto in tutta la tua vita.

Tutto quello che volevo in quel momento, era di andarmene via il più presto possibile e dimenticare quello che avevo visto e non ricordarlo mai più. E ho cominciato a correre,come se correre potesse aiutare quel desiderio di fuggire che mi riempiva con tanta forza. Ma prima che avessi raggiunto l’angolo successivo della strada,una luce interiore mi ha fermata. E sono rimasta lì, sul marciapiede del quartiere povero di Calcutta, che ora conosco così bene, e ho visto che quella non era l’unica donna che vi giaceva, e che veniva mangiata dai topi.

Ho visto anche che era Cristo stesso a soffrire su quel marciapiede. Mi sono voltata e sono tornata indietro da quella donna, ho cacciato via i topi, l’ho sollevata e portata al più vicino ospedale. Ma non volevano prenderla e ci hanno detto di andarcene via. Abbiamo cercato un altro ospedale, con lo stesso risultato, e con un altro ancora, finché non abbiamo trovato una camera privata per lei, e io stessa l’ho curata.

Da quel giorno la mia vita è cambiata. Da quel giorno il mio progetto è stato chiaro: avrei dovuto vivere per e con, il piùpovero dei poveri su questa terra, dovunque lo avessi trovato. (Madre Teresa) .


Voi siete quelli giusti

Devoti a Maria
05/01/2013


Non è scritto nei vangeli... Ma la tradizione ci ha raccontato per secoli che in quella grotta c'erano anche un asinello e un bue... Questo racconto dice che  ... Forse andò così ...beh, buona lettura. Auguri di buon 2013. Cecilia e papà Egidio.
 
 
Mentre Giuseppe e Maria erano in viaggio verso Betlemme, un angelo radunò tutti gli animali per scegliere i più adatti ad aiutare la Santa Famiglia nella stalla.

Per primo, naturalmente, si presentò il leone: “Solo un re è degno di servire il Re del mondo”, ruggì, “io mi piazzerò all’entrata e sbranerò tutti quelli che tenteranno di avvicinarsi al Bambino!”. “Sei troppo violento” disse l’angelo.

Subito dopo si avvicinò la volpe.. Con aria furba e innocente, insinuò: “lo sono l’animale più adatto. Per il figlio di Dio tutte le mattine ruberò il miele migliore e il latte più profumato. Porterò a Maria e Giuseppe tutti i giorni un bel pollo!”. “Sei troppo disonesta”, disse l’angelo.

Tronfio e splendente arrivò il pavone. Sciorinò la sua magnifica ruota color dell’iride: “Io trasformerò quella povera stalla in una reggia più bella del palazzo di Salomone!”. “Sei troppo vanitoso” disse l’angelo.

Passarono, uno dopo l’altro, tanti animali ciascuno magnificando il suo dono.
Invano. L’angelo non riusciva a trovarne uno che andasse bene.

Vide però che l’asino e il bue continuavano a lavorare, con la testa bassa, nel campo di un contadino, nei pressi della grotta.L’angelo li chiamò: “E voi non avete niente da offrire?”.

“Niente”, rispose l’asino e afflosciò mestamente le lunghe orecchie, “noi non abbiamo imparato niente oltre all’umiltà e alla pazienza. Tutto il resto significa solo un supplemento di bastonate!”.Ma il bue, timidamente, senza alzare gli occhi, disse: “Però potremmo di tanto in tanto cacciare le mosche con le nostre code

L’angelo finalmente sorrise: “Voi siete quelli giusti!”.

La cerva

Devoti a Maria
24/12/2012

Il racconto di oggi mi ha richiamato la cerva del salmo 42, uno dei piùconosciuti ...

“Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.... “

Buona domenica alle soglie del Natale...

a prestissimoCecilia e papà Egidio

 

Prima che Adamo ed Evafossero cacciati dal Paradiso, la Cerva viveva felice e non temeva nulla.

Ma quando cominciò a vivere sulla terra, tutto cambiò.

Gli animali cominciarono a mangiarsi tra loro e gli uomini si misero a cacciare per vivere.

La cerva divenne timorosa: per lei tutti gli uomini erano duri e cattivi e li sfuggiva, non appena li sentiva avvicinarsi.

Per fortuna aveva dellebuone zampe, sottili e nervose che le permettevano di correre veloce se unpericolo si presentava.

Va come un lampo e dietrodi lei si vede saltare il suo codino bianco.

La Cerva è selvatica,certo, ma anche molto curiosa, e quando pensa che nessuno la veda, si avvicinaalle dimore degli uomini per osservarli.

Un giorno d'inverno, tanto,tanto tempo dopo che gli uomini e gli animali ebbero lasciato il Paradiso, una giovane cerva si avvicinò ad un villaggio, attratta dalla luce di una stella.

Era l'alba. Vi era là una stalla la cui porta era socchiusa e la Cerva si arrischiò a dare un'occhiata dentro.

Ciò che vide fu così bello e così dolce da farle sorpresa e pensò: "Gli uomini possono anche essere buoni, essere come Dio."

Da quel tempo le cervecercano in ogni uomo che incontrano il sorriso di Maria e del Bambino e l'amore di Dio.

E quando lo trovano, non fuggono.

 


Dio in mezzo a noi...

Devoti a Maria
17/12/2012

Perla terza domenica d’avvento un forte augurio e due brevi  scritti che mihanno indicato in questi giorni .... entrambi fortemente intensi

Inquesta  mattinata di sabato 15 dicembre 2012, un saluto di cuore

Cecilia e papà Egidio

 

Dio ama ciò che è perduto - Dietrich Bonhoeffer

Dio non si vergogna della bassezza dell'uomo, vi entra dentro (...)

Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l'insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto.

Dove gli uominidicono "perduto", lì egli dice "salvato"; dove gli uominidicono "no", lì egli dice "sì".

Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo,lì egli posa il suo sguardo pieno di amore ardente e incomparabile.

Dove gli uomini dicono "spregevole", lì Dio esclama "beato".

Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a no stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsidi noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, proprio lì Dio ciè vicino come mai lo era stato prima.

Lì egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della sua vicinanza e della sua grazia.

 

 

Il Dio crocifisso - Jürgen Moltmann

Le ss impiccarono,alla presenza di tutti gli internati nel campo, due ebrei e un giovane.

I due uomini morirono immediatamente mentre il giovane lottò contro la morte per circa mezz’ora.

Un tale alle mie spalle si chiedeva:”dov’è Dio? ma dov’è questo Dio?”.

Passavano i minuti e il giovane si dibatteva ancora, tormentato dal cappio che gli toglieva ilrespiro  e, di nuovo, quel tale:”dov’èadesso questo Dio?”.

Allora sentii dentro di me una voce che rispondeva:”dov’è? e’ qui, appeso alla forca”.

 


Questa settimana Cecilia racconta...

Devoti a Maria


San Bernardo ogni volta che passava davanti ad una statua della Vergine, che era nel suo convento, si soffermava per volgerle un saluto: “Ave Maria” soleva dire ...

Finché, una volta, sentì il saluto rivolto a  lui: «Ave Bernardo». Era proprio Maria.

Chi saluta Maria sarà anche da lei salutato.

E il saluto di Maria, dice san Bonaventura, sarà qualche grazia, con cui ella risponde sempre a chi la saluta.

Inverno: tempo di silenzio. Del più bel silenzio dell’anno: silenzio bianco, silenzio luminoso delle nevi. Tempo di silenzio, quindi tempo prezioso. Nel silenzio, infatti, risplende sempre qualcosa. No, non ha sbagliato chi ha definito l’inverno la primavera del genio. Inverno: tempo di trasparenza. Stagione pulita, stagione cristallo. Puoi perdere la testa in un cielo colmo di stelle. L’inverno ricorda che l’uomo è un dio caduto dall’alto, che ha nostalgia di cieli.Inverno: tempo di gelo. Ogni cosa è rigida, ferma, bloccata. Eppure continuo a credere al grano, ai fiori, alle rondini Dove c'é speranza, anche sotto i cappotti si può sentire il sole. Per la Chiesa questi sono i giorni dell’Avvento: giorni, cioè, dell’attesa del Natale. Aspettare è un verbo bellissimo! L’intensità e l’altezza dell’attesa sano cartine di tornasole per valutare la freschezza di uno spirito. Diceva Cesare Pavese: “Aspettare è ancora un’occupazione. E’ non aspettare niente che è terribile”. A Pavese fa eco Lanza del Vasto: “La disperazione non è non aver niente. E’ non aspettare più niente”. Pensate al grande mistero che si sta compiendo: un Dio che si fa uomo! Bisogna che la mia anima sia qualcosa di grande, se i cieli e la terra si commuovono e un Dio viene a farsi bambino proprio per me. (S. Giovanni Bosco) Chi non attende nulla non è capace di far veramente qualcosa. (Simone Weil) Più lunga l’attesa, più grande la gioia. (Proverbio russo) Il principale compito dell’uomo nella vita è quello di dare alla luce se stesso. (E. Fromm) Lui, il bambino, ammira, tu, adulto ragioni; lui sogna, tu contratti; lui fa l’ombra corta, tu l’ombra lunga; lui ha paura del buio, tu della luce; lui dice la verità con la faccia sporca, tu la menzogna con i denti puliti; lui cresce, tu invecchi... Viene voglia di essere un bambino grande!

 

 

8/12/2012

Questa volta arrivo!

Ho avuto giornate stracolme e sorprendenti, intense di emozioni impreviste... e ancora non è conclusa questa bella vicenda della mostra mercato a cui avevo accennato la volta scorsa... e domani ci sarà il mercatino di Natale , qui a Valbrembo, beh ora tutto è pronto.... alleluia alleluia e sono felice di arrivare con l’augurio di buona  festa  dell’Immacolata, di buona domenica d’Avvento e con un gioioso saluto accompagnato da qualche nota che ho letto  con piacere e che condivido molto volentieri

     Ciaooooooooooo Cecilia e papà Egidio