25 maggio 2014 - VI Domenica di Pasqua (Anno A)

25 maggio 2014

VI Domenica di Pasqua (Anno A)

At 8,5-8.14-17 / Sal 65 / 1Pt 3,15-18 / Gv 14,15-21

 Presente e futuro

Sembra strano ma penso che tutta questa domenica si possa riassumere in questi 2 tempi del verbo: se mi amate, osserverete; allora io pregherò, il Padre vi darà...

Si parte dal presente e subito si apre un futuro che appartiene a Dio, il presente è il mio (da vivere, da fare) mentre il futuro appartiene a Dio (il Figlio prima e poi il Padre). Ma in concreto cosa significa? Mi sembra allo stesso tempo evidente e affascinante: a me viene chiesto solo di amare Dio: è solo dall'amore per Dio che nasce la fedeltà ai comandamenti (se mi amate - ORA - allora riuscirete ad osservare i comandamenti - FUTURO -).

Se funziona così allora la domanda che mi torna indietro non è tanto se sono o no un peccatore (questa la so: certo che si!) ma se amo o no Dio.
La fedeltà ai comandamenti nasce dall'esperienza dell'amore di Dio accolto, cioè se ho capito che Dio è buono e mi vuole bene, che non mi ha mai dato, e né lo farebbe mai, una fregatura, che tutto quello che mi chiede in realtà me lo sta indicando perché io possa essere felice; beh allora i comandamenti sono io in prima persona che voglio conoscerli e poi viverli.
A questo punto del discorso una domanda cattiva è chiedere quali sarebbero questi comandamenti? I 10 comandamenti datici da Mosè? Ma Gesù dice che sono i suoi! E allora quali sono questi suoi? "Ama Dio con tutto te stesso e gli altri come te stesso"? Ma questi sono i due comandamenti che riassumono tutta la Legge, non sono proprio proprio di Gesù; e allora? Io suggerirei: amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi.

Questa domanda non era una prova di catechismo biblico a chi sa più citazioni, ma è la domanda che ti svela cosa pensi di Dio o quale esperienza hai fatto di Lui. Siamo ancora al catechismo di prima comunione? Bellissima esperienza che però si perde nella polvere dei ricordi dell'infanzia; oppure un Dio grande Ragioniere che conta tutto: buone azioni, cattive azioni e omissioni, alla fine ci darà l'estratto conto e forse ci chiederà, come il vigile, se vogliamo conciliare per pagare di meno la multa?

Dio è amore! E vorrei aggiungere: e basta! Gesù questo ci chiede: di credere alla sua testimonianza sul Padre con il dono che ci fa della sua vita.
Allora diventa chiaro a cosa serve lo Spirito Santo: è Colui che mi fa entrare in questo circolo virtuoso, è quello che mi scalda il cuore e mi fa passare la paura di Dio. È Colui che mi fa assaporare quella formula "come io vi ho amati": è Colui che mi aiuta a leggere la mia vita e a poter dire: si, Signore, sei proprio Tu quello che mi ha condotto fin qui, sei Quello che mi ha salvato (perché nella mia fede io dovrei poter ricordare - rientrare nel cuore - le esperienze di salvezza che Gesù mi ha fatto fare, altrimenti il rischio è che io creda all'idea di Gesù ma che non abbia mai fatto esperienza di Lui).

Per questo c'è una circolarità: se Lo ami attraverso i suoi comandamenti sei in comunione con Lui, perché abbiamo visto che riusciamo a godere della sua grazia, quindi in Gesù ti si apre la porta del Padre. Lo Spirito è sempre in relazione con Gesù e la sua opera, perché mi fa capire quello che Gesù è e quello che ha fatto nella mia vita, aprendomi gli occhi allora riuscirò a percepire anche l'amore del Padre; tutto questo a patto che abbia il cuore aperto. Per questo dice che lo Spirito dimora presso di noi ma poi, addirittura, sarà dentro di noi, perché dobbiamo desiderare che abiti dentro di noi.

In fondo lo schema presente - futuro si compie, anche se ci aggiungerei qualcosa di passato: lo Spirito adesso mi apre il cuore e la mente ed io allo stesso tempo riconosco quello che Gesù ha già fatto per me e gli dico di si, di conseguenza mi disporrò all'infinito di grazia che Gesù mi vuole consegnare.
Filippo lo ascoltavano perché era credibile: cioè aveva fatto quest'esperienza. La seconda lettura dice che dobbiamo essere sempre pronti a dare ragione della speranza che è in noi, ma va da sé che se ho sperimentato allora posso dire perché credo in Dio e nel suo amore.
Allora diventa comprensibile l'affermazione che la nostra vita si trasforma a contatto con Lui, che non abbiamo più paura né di vivere e né di soffrire facendo il bene perché significa che siamo in comunione con Gesù e il Padre e non ci lasciamo staccare da Lui.

Domenica scorsa ci aveva detto che avremmo fatto cose grandi perché ci avrebbe donato lo Spirito Santo: queste sono le opere grandi.
Presente - futuro: ci ha spiegato cosa fare, ascoltare lo Spirito che ci fa riconoscere Gesù nella nostra vita e non fuggire da quell'amore.
È vero che ci vuole coraggio a cercare di essere felici: lascia che lo Spirito ti doni questo coraggio
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