18 maggio 2014 - V Domenica di Pasqua (Anno A)

18 maggio 2014

V Domenica di Pasqua (Anno A)

At 6,1-7 / Sal 32 / 1Pt 2,4-9 / Gv 14,1-12

 

Ho come l’impressione che non sia facile capire Dio, capire le cose di Dio, capire i misteri di Dio, soprattutto, capire la volontà di Dio.

La scorsa settimana, una persona conosciuta occasionalmente, sapendo che ero sacerdote, mi ha chiesto: “Come faccio a capire cosa vuole Dio da me? Tutti abbiamo una strada da percorrere, un destino segnato per noi da sempre, ma come facciamo a sapere quale sia, soprattutto dopo che si son prese parecchie batoste? Qual è la strada da percorrere nella nostra vita, per essere sicuri di fare la volontà di Dio?”

Ho abbozzato qualche risposta, non certo generica e nemmeno “di maniera”, ma ho capito che il mio interlocutore non era pienamente soddisfatto della mia spiegazione; e nemmeno io lo ero, a dire la verità. Ho cercato di parlargli con totale sincerità e verità, e insieme a lui di intravedere cosa fosse meglio per la sua vita, quale fosse la via giusta da percorrere: ma forse non sono stato soddisfacente. Un po’, mi sono rammaricato; poi però, leggendo il brano di Vangelo di questa domenica, mentre pensavo alla riflessione da proporre, mi sono consolato – almeno parzialmente – ascoltando la domanda di Tommaso a Gesù: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”.

Tommaso è il più contemporaneo tra gli apostoli, con tutte le sue domande esistenziali degne del miglior filosofo del sospetto; e credo che ognuno di noi si ritrovi in lui e nella sua domanda di senso, preceduta innanzitutto da un’affermazione, “Signore, non sappiamo dove vai”. È vero: dove vada il Signore, nessuno di noi lo sa. Dove siano diretti i suoi passi, nemmeno lo immaginiamo. Dove portino le sue strade…non ci è dato di saperlo. Di conseguenza, non sappiamo proprio come comportarci: “Come possiamo conoscere la via?”.

Caro Dio, se non sappiamo quali sono le tue intenzioni, qual è la tua volontà…come possiamo sapere come ci dobbiamo comportare di conseguenza? Come facciamo a sapere cosa dobbiamo fare per camminare nelle tue vie? E con Dio, spesso è così: non riusciamo proprio a capire la sua volontà, per cui ci è difficile comportarci di conseguenza. Se lui almeno fosse chiaro e ci dicesse dove ci vuole condurre, allora ci attrezziamo e lo seguiamo, gli andiamo dietro! Macché…è come andare abitualmente in montagna con una guida a cui chiedi “Dove andiamo?”, e lui ti risponde “Andiamo a fare un giro”! Una volta può anche starci, forse pure la seconda. Poi, però, non resistiamo più, e nell’incertezza gli rispondiamo: “Senti, vacci da solo, a fare un giro!”. Non credo di essere troppo blasfemo, se dico che spesso ci capita di prendercela talmente tanto con questo Dio così enigmatico e misterioso, che ci viene davvero voglia – perdonatemi la temerarietà – di fare a meno di lui.

Pare che Tommaso non abbia perso la pazienza con Gesù, ma di certo, la sua domanda è stata forte: “Signore, da che parte andiamo? Dove ci porti, perché possiamo venire con te?”. La risposta non è da meno, ed è forse tra le più famose autorivelazioni di Gesù presenti nei quattro vangeli: “Io sono la via, la verità e la vita”. Quasi a dire: vuoi sapere dove stiamo andando? Andiamo, tu non ti preoccupare e seguimi: ci sono io. Vuoi capirci qualcosa, in tutta questa storia senza certezze e senza punti fermi? Andiamo, tu non ti preoccupare e vienimi dietro: ti dirò io la verità delle cose. Vuoi trovare finalmente la serenità interiore, la pace che dà senso alla tua vita, e non sai dove trovarla? Andiamo, tu non ti preoccupare e vieni con me: ci sono io, ti do io la vita di cui hai bisogno. Poche domande, sembra dirci Gesù: perché la risposta, in fondo è solo una, ovvero Lui. Lui e di conseguenza (come dice a Filippo) il Padre, che è con lui una sola cosa, e che insieme con lui da significato al nostro camminare, alla nostra sete di verità, al nostro anelito di vita.

Certo, alla fine di questo brano di Vangelo, non siamo più noi che ce la prendiamo con il Dio enigmatico e misterioso, ma è lui che se la prende con noi per la nostra difficoltà a capire: “Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto?”. Me lo immagino, questo Maestro così misericordioso eppure così fermo, che parlava ai discepoli alla vigilia della sua passione, e dopo aver percorso tre anni di vita insieme. Tre anni fatti di miracoli, di segni, di prodigi, di parole di vita, di folle festanti, di conversioni profonde, di respiri di pace e di fraternità, non senza forti opposizioni. E me lo immagino ora, una mese esatto dopo il Calvario, a dire a noi: “Non capite ancora? Non mi avete conosciuto? Non eravate sotto la croce? Non avete trovato la tomba vuota? Non mi avete ascoltato mentre vi scaldavo il cuore spiegandovi le scritture? Non mi avete riconosciuto nello spezzare il pane? Non vi ho forse donato la pace, la sera di quello stesso giorno, nonostante le porte chiuse del vostro cuore? Non vi ho mostrato i segni della passione nel mio corpo? Non vi ho aperto la porta del recinto per entrare e uscire, e trovare in me libertà e conforto?”.

Non è affatto facile capire tutto questo fino in fondo; e per farlo, occorrerà una Forza supplementare dall’alto, che non tarderà ad arrivare. Ma nel frattempo, poche domande e molta fiducia: non sai dove andare? Io sono la Via. Non sai più cosa credere? Io sono la Verità. Non sai più qual è il senso del tuo affannarti sotto il sole? Io sono la Vita.

Più semplice di così…