PENSIERO DEL GIORNO Sabato 26 aprile 2014

Sabato fra l'Ottava di Pasqua

At 4,13-21 / Sal 117 / Mc 16,9-15



Dalla Parola del giorno

...udito che era vivo e che era stato visto da Maria di Magdala, i suoi seguaci non vollero credere...neanche vollero credere ai due che rientrarono dicendo di averlo visto in cammino. Alla fine apparve agli Undici, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore.

Come vivere questa Parola?

L'epilogo del Vangelo di Marco sottolinea l'esperienza del dubbio che paralizza i seguaci di Gesù all'indomani della sua risurrezione, trattenendoli “in lutto e in pianto”. I discepoli, annota l'evangelista, “non vollero credere” che il loro Maestro, crocifisso morto e sepolto, ora era vivo ed "era stato visto da Maria di Magdala".

Alla loro “incredulità e durezza di cuore” fa eco il rimprovero di Gesù. Non meravigliamoci però: dopo duemila anni, la reazione a questo annuncio è la stessa. L'incredulità continua ad essere un'insidia, una sfida e una lotta per il cristiano. E così deve essere, perché la combinazione travagliata di fede e dubbio è la riprova che per noi la risurrezione di Gesù non è un dato teorico, acquisito in astratto una volta per tutte, ma un'esperienza viva che ci sorprende e sgomenta continuamente. Su questo terreno scosceso il Risorto interloquisce infatti con la nostra libertà, certo senza risparmiarci il rimprovero. E lo fa prospettandoci una missione: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo”. Come a dire: la tua fede matura e si rafforza donandola.
“Ci vuole un'anima di bambino perché l'incredulità non impaludi il cuore e la fede si esprima nella franchezza dell'annuncio. Occorre apertura, intuizione, intelligenza, virtù, fiducia, amore, e molta volontà, lavoro e perseveranza”.

In questo tempo rappresentato dai cinquanta giorni che dopo la Pasqua ci separano dalla Pentecoste, vivrò nelle profondità del cuore l'esperienza spirituale degli Undici, il loro pianto, l'incredulità, la paura, e al contempo percepirò il rimprovero di Gesù come stimolo contro l'autocommiserazione e la subdola paura della morte, sempre latente nella penombra del cuore. Questa la mia preghiera: Signore Gesù, lo stupore sorregga il mio sguardo rivolto senza paura verso la tua tomba vuota. Che io creda e viva questa mia fede con l'anima di bambino. Mi esponga fiducioso all'azione vivificante dello Spirito che feconda i miei giorni abilitandomi all'annuncio del vangelo, alla celebrazione del mistero e alla testimonianza della carità.

"Orsù dunque, amici di Cristo, con bocche di fango, ma col cuore puro, accogliamo con fede la Vittima immolata, la Pasqua celebrata in mezzo a noi. Diamo gloria al Padre, esaltiamo il Figlio, adoriamo con fede lo Spirito divino, Triade indivisibile, Monade per essenza, Luce e Luci, Vita e Vite, vivificante e illuminante i confini della terra!".