Il Sacerdote

Il Sacerdote è un altro Gesù

Il Sacerdote è un altro Gesù, è un Salvatore delle anime, è colui che deve soccorrerle. Egli dunque non è creatura del mondo, viene dal Re Divino, è rampollo vivo del Redentore, è figlio suo prediletto. Il mondo invece gli fa credere che egli è un uomo come gli altri, che le sue miserie sono esigenze naturali, che, in fondo, esercita come gli altri una professione per vivere. È proprio brutta l'espressione che si scrive sulle stesse carte di riconoscimento intestate a Sacerdoti: Di professione Sacerdote.

Bisognerebbe cancellare quell'ingiuriosa frase, poiché il Sacerdote è il Sacerdote, non è quasi più un uomo, non deve esserlo, è più che un angelo, è tutto di Gesù Cristo. Il Sacerdote rappresenta il Signore giusto, ed è l'espressione più bella della giustizia, ossia della santità del Signore. Egli dunque deve avere un carattere che non flette mai innanzi al mondo e al male, e dev'essere così santo da rappresentare ciò che è giusto, da essere irreprensibile in ogni suo atto. II mondo invece vuole persuaderlo a condiscendere al male, ad essere indulgente anche con se stesso, e lo unisce in connubio con le sue passioni, tristi donne straniere a Dio, che ne rubano la gloria. Che cosa diventa mai un Sacerdote in questi ibridi connubi? Egli che deve amare Dio solo con un amore pieno e totalitario, come può amare una creatura? Egli che è vaso d'immacolata purezza, come può convergersi sui sensi e dare ad essi uno sfogo brutale? Egli che tratta le cose del Cielo, come può impegolarsi in quelle della terra?

Il Signore parla per farsi intendere da noi, e parla anche per manifestarci i suoi disegni ed esigere da noi la fede; a volte le sue parole sembrano fallire secondo il nostro modo di vedere, e possiamo anche scandalizzarcene; ma se Dio è Dio, dobbiamo avere anche l’umiltà, l’elementare umiltà di pensare che siamo noi che non le intendiamo. Giudicare le parole di Dio con la presunzione di vagliarle e criticarle è lo stesso che esporsi al pericolo di capirne poco o nulla, e di smarrirsi.