23 novembre 2014 XXXIV FESTA DI CRISTO RE Domenic

23 novembre 2014

FESTA DI CRISTO RE

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)



Oggi con la festa di Cristo Re
termina l'anno liturgico e la domenica seguente - la prima di Avvento - dà avvio al nuovo ciclo e alla preparazione per il Natale.


S. Matteo, con una parabola che gli è unica, ci offre l'immagine del Cristo che è nello stesso tempo Re, Pastore e Giudice del suo gregge. Il suo giudizio è sull'elemento base della vita Cristiana: l'amore al prossimo specie ai più deboli come espressione concreta della "sequela Christi"; amore che deve tradursi in atteggiamenti e scelte concrete a volte non facili e gratificanti.

La celebrazione di questa festa liturgica, pur avendo un elemento liturgico/spirituale base o comune per tutti noi cattolici sparsi nel mondo, assume però colori o valenze/significati specifici in base alla nostra situazione esistenziale, o possiamo dire che provoca ciascuno di noi in modo diverso: non è lo stesso per me che vivo a Tondo, Manila, Filippine, missionario e parroco tra la gente povera del porto e incontro quasi ogni giorno bambini che chiedono un pezzo di pane o regolarmente arriva alla sera Linda, una mendicante ?sui generis' che chiede quasi con pretesa di avere un pasto caldo e un posto sicuro ed asciutto per dormire nel porticato della chiesa; o per un italiano che incontra sempre più stranieri o extracomunitari nelle strade e nei negozi anche dei paesini di campagna e non può, non deve ignorarli o far finta che non esistano sperando che tornino a casa loro!

 

La liturgia di questa domenica del Cristo Re non solo sottolinea l'elemento escatologico della nostra fede o l'invito a guardare in alto e al futuro, all'eterno - e questo è essenziale per noi, tante volte ingarbugliati da un ritmo quotidiano frenetico o assorbiti dalle attrazioni materialistiche del presente; ma il Vangelo ci dice pure che questo giudizio futuro ce lo prepariamo noi oggi con i nostri atti concreti d'amore o di egoismo, con le piccole scelte, priorità, attenzioni o omissioni del presente. Alla fine saremo giudicati dal Re seduto in trono non su risultati accademici, successo professionale o conto in banca e neppure sulla pregevolezza della nostra liturgia domenicale, ma sull'amore concreto mostrato verso i deboli, gli esclusi della società.

Il nostro Re non vive nei palazzi, non compete con altri per le prime pagine dei giornali, per prestigio, posizione o potere ma si nasconde nell'affamato, assetato, ammalato, lo straniero che ci cammina accanto.

 

È il Cristo Re che, secondo il vangelo di Giovanni, farà vedere sulla Croce la sua identità e gloria ai Greci che lo vogliono vedere/incontrare (Gv 12,21). È il Crocifisso "Re' dei giudei' colui che realmente mostra la regalità di un Dio che ama fino in fondo, come sottolinea molto bene Benedetto XVI nel secondo volume del Gesù di Nazareth.

 


Domande o provocazioni

 

  • In quali situazioni ho sentito che l'atteggiamento evangelico non sarebbe stato per nulla facile o gratificante dal punto di vista umano?
  • Come vivo il mio rapporto con lo straniero o con le persone che incontro e che hanno cultura, atteggiamenti, modi di vivere, diversi dai miei?
  • Prova a pensare agli atteggiamenti i cui sei stato dalla parte del debole e a quelli in cui sei stato dalla parte dell'oppressore.