Il ROSARIO l'arma che sconfisse i Turchi a Lepanto

Il Rosario, "l'arma" che vinse i turchi a Lepanto
Ricorre oggi l'anniversario della vittoria della Lega Santa nella Battaglia di Lepanto, evento da cui scaturisce la festa della Madonna del Rosario

 All’imboccatura del golfo di Corinto, dove si incontrano le acque dello Ionio e dell’Egeo, si consumò nell’ottobre del 1571 una battaglia navale il cui ricordo oscilla tra storia, mito e religiosità. La Battaglia di Lepanto è per molti ancora oggi una pietra miliare sulla quale è scolpita l’identità cristiana europea. Altri ritengono che questa “pietra”, più che alla reale incidenza storica dell’evento, debba il suo peso alla componente mitologica che vi si depositò sopra. Lo storico Alberto Leoni, autore de La Croce e la Mezzaluna. Le guerre tra le nazioni cristiane e l'Islam (ed. Ares, 2009), ci aiuta a far luce su un evento da cui scaturisce la festa che la Chiesa celebra oggi, ossia la Madonna del Rosario, istituita da Pio V sotto il titolo di Santa Maria della Vittoria. È proprio il Rosario, d’altronde, l’oggetto che determinò l’esito di quella cruciale battaglia…

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Quali furono gli antefatti che portarono alla Battaglia di Lepanto?

La grande battaglia navale del 7 ottobre 1571 fu il momento culminante di uno scontro durato almeno mezzo secolo per la supremazia navale nel Mediterraneo. Sicuramente l’evento decisivo fu la conquista delle coste nordafricane da parte dell’Impero ottomano all’inizio del XVI secolo e la possibilità per le flotte di pirati ivi stanziate di diventare corsari agli ordini della Sublime Porta. Dopo innumerevoli scontri e assedi i musulmani sembrarono avere il sopravvento con la spettacolare vittoria di Gerba nel 1560. Malta, difesa dai Cavalieri Ospitalieri, resistette miracolosamente all’assedio del 1565 ma era ovvio che erano gli ottomani ad avere l’iniziativa strategica. Così quando il sultano Selim II attaccò senza preavviso o giustificazione l’isola di Cipro nel 1570, possedimento veneziano, l’esito apparve scontato. I turchi avevano sempre vinto ogni guerra perché avevano badato ad attaccare una potenza cristiana per volta, o Venezia o l’Impero, mai tutte e due insieme. Cipro cadde il 1° agosto 1571 ma, inaspettatamente, papa Pio V aveva costituito la Lega Santa, riunendo in una difficilissima alleanza Venezia e la Spagna di Filippo II oltre agli Stati italiani.  

Quanto fu decisivo il ruolo di papa Pio V ai fini della vittoria cristiana?

Decisivo è dir poco. I Pontefici di allora avevano una buona forza militare ma possedevano, soprattutto, un’eccezionale corpo diplomatico e risorse finanziarie enormi che derivavano dalle offerte di tutta la cristianità. Del resto non fu l’ultima e nemmeno la prima volta che i Papi si mossero per suscitare la resistenza dell’Europa cristiana contro un impero come quello ottomano, dotato di risorse apparentemente inesauribili. Ricordiamo solo l’opera di Callisto III che portò alla vittoria di Belgrado del 1456 o quella di Innocenzo X per il trionfo di Vienna del 1683.

Si racconta che l’ammiraglio ottomano Alì Pascià ebbe ad esclamare: “Temo più le preghiere di questo Papa, che tutte le milizie dell’imperatore”. Cosa c’è di vero a Suo avviso?

In effetti, come detto prima, Alì Pascià temeva la capacità di mobilitazione della Chiesa cattolica, sia finanziaria che diplomatica. La preghiera, poi, ebbe un’importanza basilare ma va ricondotta alla rinnovata spiritualità della cosiddetta Controriforma, la più grande riforma mai attuata nella storia della Chiesa.

A proposito di preghiera: qual è il nesso tra la vittoria di Lepanto e la recita del Rosario?

Proviamo a immaginare di essere su una galea come quella riprodotta al museo navale di Barcellona: scafo stretto, abbordaggi e corpo a corpo, nessuna possibilità di fuga. Ci voleva una forza morale enorme per superare il terrore della battaglia, il tanfo dei corpi, l’orrore delle ferite, l’incubo di essere uccisi o, peggio, di essere fatti prigionieri. La recita del Rosario - che Giovanni Paolo II definì un preghiera tra le più virili - ebbe un effetto prodigioso sul morale dei combattenti. La preghiera a Maria è un’antica tradizione cristiana, dai bizantini che la chiamavano “Arcistratega” ai cristeros che si definivano “Tropas de Maria”.

Insigni studiosi sostengono che l’importanza della vittoria di Lepanto fu sovradimensionata a fini propagandistici dai cristiani. Eppure ci sarà un motivo per cui il celebre storico militare, sir John Keegan, elenca Lepanto tra le quindici battaglie navali decisive della storia. Non crede?

Innanzitutto, come giustamente ha precisato Alessandro Barbero, la Battaglia di Lepanto non avvenne il 7 ottobre ma il 17 di quel mese, quando la stagione era molto avanzata. Va infatti ricordato che il calendario gregoriano fu introdotto nel 1582, sopprimendo ben dieci giorni. Ora è innegabile che gli ottomani vinsero la guerra di Cipro e che la Lega si sciolse dopo aver conseguito una vittoria spettacolare. Si può anche discutere quale pericolo sarebbe derivato dall’avere una flotta ottomana ancorata dall’altra parte dell’Adriatico. Se solo Alì Pascià lo avesse voluto, ed era estremamente ambizioso, la flotta ottomana avrebbe preso terra in qualsiasi punto da Ancona a Otranto con esiti difficilmente prevedibili. Ma se questa è fantastoria, resta un dato molto più oggettivo e cioè che la flotta ottomana, da quel momento in poi non ebbe più la superiorità su quella cristiana anche se i pirati barbareschi continuarono le loro razzie fino al 1830. A Lepanto i turchi non persero solo centinaia di navi ma anche, e soprattutto, equipaggi e arcieri perfettamente addestrati e non rimpiazzabili che dopo molti anni. Un destino simile a quello dell’elite dei piloti giapponesi periti nell’affondamento di quattro portaerei alle Midway nel 1942. Inoltre, il progresso scientifico e industriale era sempre più accelerato e il cannone e le vele ebbero in breve il sopravvento sulle galee. L’era moderna cancellava il medioevo e gli ottomani erano destinati a restare sempre più indietro nel progresso tecnologico. Lepanto era stata la loro ultima occasione.

Qual è il messaggio che la Battaglia di Lepanto rivolge a noi contemporanei, atterriti dagli spettri di un redivivo, presunto scontro di civiltà?

Un messaggio? Magari che si dovrebbe ricominciare a studiare la storia della cristianità europea, guardando anche alle occasioni nelle quali essa è stata salvata da vittorie militari, a partire dall’Alto medioevo alla battaglia di Varsavia del 1920. Bisognerebbe riprendere a capire chi siamo e perché siamo così fiacchi da non aiutare in modo più deciso quei milioni di cristiani che vengono attaccati, uccisi e resi schiavi in ogni parte del mondo. Quanto allo scontro di civiltà mi permetto di esprimere pesanti dubbi sull’attualità di questo concetto. Gli unici che stanno combattendo con tutte le proprie forze contro il califfato islamico in una lotta disperata sono altri musulmani: i curdi le cui donne, ben lungi dall’essere tappate in casa, si stanno battendo con un eroismo straordinario, degno della cristianità del XVI secolo. Si pensi solo ai commenti occidentali sul sacrificio di Arin Mirkan, la soldatessa che, per evitare di essere catturata e resa schiava dei tagliagole di Isis si è fatta saltare in aria provocando dure perdite al nemico. I giornalisti hanno subito definito il gesto “da kamikaze” ignorando la tradizione nipponica da cui proviene il termine. Ma allora, la contessa Amalda de Rocas, fatta prigioniera a Cipro nel 1570 e che diede fuoco alla santabarbara della nave in cui si trovava, cos’era? Oggi diremmo che era una pazza sconsiderata e che piuttosto che morire si può anche vivere da schiave del sesso, brutalizzate dagli uomini di Isis. Un giorno o l’altro dovremo decidere se Arin è un’eroina o una pazza e soprattutto da che parte stare e cosa essere.